Drive, Dropbox e l’archiviazione online: il resoconto

Spesso mi viene chiesto “Perchè dovrei archiviare online i miei dati?”

La risposta zero è che, molto probabilmente, lo stai già facendo.

Chiunque abbia uno smartphone ha dovuto creare un account, che sia l’ID Apple o un account Google. Entrambe le società, allo scopo di permetterci di recuperare facilmente tutti i nostri dati in caso di smarrimento, furto o cambio del dispositivo, salvano i nostri dati (informazioni personali, immagini, app scaricate, ecc) su qualche loro computer sparso per il mondo. Tutti  questi computer, in realtà semplici hard disk, ossia la parte che nel computer si occupa di archiviare le informazioni, costituiscono quello che viene definito il “cloud” ed è lì che risiedono i nostri dati quando pensiamo che siano “online”.

“Online” vuol quindi semplicemente dire che sono salvati da qualche parte nel mondo su un hard disk  che li rende accessibili al nostro dispositivo tramite la rete Internet.

Ma la risposta numero uno è che archiviare online è semplicemente superextramegacomodo. L’altra sera, all’incontro su questo tema, una persona ha raccontato della disavventura della figlia che, in gita a Malta con la scuola, aveva perso la carta d’identità. La ragazza ha telefonato alla mamma per averne una copia in modo da poter tornare a casa senza troppi sbattimenti burocratici (denuncia, consolato, ecc). La madre, che aveva precedentemente fatto una scansione della carta, in meno di 5 minuti, dal suo luogo di lavoro aveva recuperato il file della scansione dal suo account dropbox, l’aveva allegato ad una mail diretta all’insegnante che l’aveva potuto visualizzare sul proprio smartphone.

Fine del problema.

Non oso neanche pensare a quello che avrebbe dovuto fare la povera madre anche solo 8 anni fa: se la cosa fosse stata urgente avrebbe dovuto lasciare il lavoro, tornare a casa, recuperare la fotocopia della carta, trovare un negozio che potesse spedire un fax, spedirlo con una telefonata internazionale all’albergo dove stava la figlia che nel frattempo, insieme all’insegnante, avrebbe dovuto aspettare lì perdendosi la gita con le compagne. La scansione del fax sarebbe stata quasi illeggibile ma probabilmente sufficiente per convincere il personale dell’ambasciata che non si trattava di traffico di minori.

8 anni fa sarebbe riusciti a rimpatriare la ragazza? certo, ma che sbattimento!

La risposta numero due sta nel fatto che ormai abbiamo tutti più di un dispositivo connesso tra smartphone, tablet, computer e smart tv, e abbiamo spesso la necessità di poter visualizzare lo stesso file su dispositivi diversi. Per esempio, ho scattato una foto con il mio cellulare ma la voglio visualizzare sul computer per poterla stampare online e farne un ingrandimento. Oppure ho creato un documento al computer e lo voglio far vedere a mio fratello mentre mangiamo qualcosa insieme in pausa pranzo. Un collega mi ha inviato per email al lavoro un file che ho modificato e che, arrivato a casa, o in albergo durante un viaggio di lavoro, mi rendo conto di aver bisogno. Abbiamo bisogno di integrare quindi dispositivi diversi in un’unica rete. Come fare? Avere uno spazio online al quale tutti i miei dispositivi possono accedere e sul quale posso salvare, o dal quale scaricare, quanto mi serve è semplicemente super utile.

Le piattaforme di archiviazione online come Dropbox, Drive, Box, iCloud ormai sono mature e molto stabili: forniscono un servizio efficiente, economico, utile e ricco di funzionalità.

Ma non solo, le piattaforme di archiviazione online devono sempre mettere a disposizione di tutti i dispositivi l’ultima versione del file e garantire che, se modifico un file da un dispositivo e poi apro lo stesso file da un altro dispositivo, troverò sempre le ultime modifiche che vi ho apportato. I vari dispositivi devono quindi essere sincronizzati. Usando queste piattaforme, oltre alla sincronizzazione, si ha spesso la possibilità di rivedere versioni precedenti dello stesso file, recuperare file buttati per errore nel cestino, organizzare tutto in cartelle e sottocartelle e permettere la visualizzazione del file ad altri utenti. E questo mi porta all’ultima risposta…

Risposta numero tre, l’archiviazione online è semplicemente l’unico modo per poter collaborare, con una o più persone, nella creazione e nella modifica di un file.

Addirittura alcuni servizi permettono la collaborazione sincrona. Le modifiche ad un documento di testo, in questo caso, vengono apportate in diretta e visualizzate nello stesso istante sui monitor di tutti i collaboratori che, in quel momento, stanno visualizzando il file. Con un sistema di chat e di segnalazione di commenti, poi, si può collaborare esattamente come se si fosse presenti fisicamente nella stessa stanza pur trovandosi magari a miglia di chilometri di distanza l’uno dall’altro.

E allora perchè le persone non salvano tutti i propri dati online? è ancora forte il timore per la propria privacy, che i nostri dati possano essere usati da altri contro di noi o per scoprire aspetti di noi che vorremmo tenere privati, c’è la mancanza di fiducia nella capacità di proteggere i nostri dati  dal furto o dalla perdita, la diffidenza che nasce dal non avere il diretto controllo sulla posizione dei file ma il doversi affidare ad altri.

Ma non ci stiamo forse sopravvalutando pensando di poter difendere meglio noi i nostri dati rispetto a società che hanno questo come business e hanno sicuramente delle persone che alle tematiche della sicurezza ci dedicano attenzione h24? Pensiamo veramente che a queste società interessino i dati che noi archiviamo online, quando noi diciamo di noi stessi molto di più ogni volta che ci colleghiamo a Facebook o mandiamo un messaggio su Whatsapp?

 

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