Salvare un ricordo VS raccontare un’emozione

Stando agli ultimi dati, nel 2018 sono state scattate 1200 miliardi di foto con gli smartphone mentre solo 20 anni fa, prima dell’avvento degli smartphone, ne venivano scattati 86 miliardi.

Perchè questo aumento? Se penso all’uso che faccio io della fotocamera dello smartphone, il motivo principale è RICORDARE qualcosa, che sia una lavagna piena di appunti, il prezzo di qualcosa che ho trovato in un negozio fisico, un’idea per un futuro regalo o un luogo dove sono stato.

Quando scatto foto alle persone invece, quello che voglio è cercare di RACCONTARE un episodio o una emozione, come il divertimento partecipando ad una festa con gli amici, l’emozione del primo giorno di scuola di mio figlio, ecc.

Spesso vedo persone che scattano foto come se volessero ricordare invece di raccontare. Non che ci sia nulla di male nel voler solo ricordare, ma scattare per raccontare permette ANCHE di ricordare mentre non è vero il contrario.

Vediamo due esempi…

L’immagine qui a sinistra ricorda che mio figlio ha trovato una raganella in giardino, è una foto “normale”, scattata senza troppo pensare nè sapere, ripresa frontale, dall’alto (a causa della mia maggiore altezza), con elementi incompleti nella foto. Ce lo possiamo dire? una foto così non la guarderemmo una seconda volta, è proprio bruttina… 🙁

L’immagine di destra, invece, racconta l’emozione di mio figlio, mette in evidenza i soggetti riempiendo l’inquadratura, crea profondità, guida l’occhio dell’osservatore nella lettura dell’immagine. E’ sicuramente più bella ed emozionante della precedente.

E non ci vuole molto per imparare a scattare una foto così… anzi proprio poco poco… 😉

Con i panorami e i luoghi è la stessa cosa. Credo che tanti, di fronte alla possibilità di scattare una foto alla Torre di Pisa dal Battistero avrebbero scattato una foto come quella a sinistra. Descrive, ricorda ma il soggetto non è valorizzato e il fatto di dover scattare dietro un vetro sporco e parcellizzato risulta fastidioso.

In questo secondo scatto, le difficoltà della situazione sono state usate come risorse. Facendo attenzione a sfruttare la struttura della vetrata (e lo sporco… ;-)) per costruire una sorta di cornice, avvicinandomi alla vetrata per riempire l’inquadratura con gli elementi importanti e aiutando la macchina a mettere a fuoco l’elemento di interesse, lo scatto è molto diverso.

Che ne dici? Sei d’accordo?

Questi sono solo due esempi per far capire come possa essere veramente semplice scattare una bella foto, che si potrebbe voler stampare o fare un ingrandimento o mostrarla agli amici rispetto ad una foto “normale” che rimarrà persa nei meandri delle nostre memorie digitali andando solo a rallentare la ricerca dei nostri migliori scatti.


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